AUGURIO DI FELICITÀ (1)

o sia
Il Trionfo d'Amore
Serenata per musica
da eseguirsi
Nel Real Palazzo
del Rio di Gianeiro [sic]
,
Per celebrare
L'Augustissimo Sposalizio
Del Serenissimo Signore

D. PIETRO D'ALCANTARA,

PRINCIPE REALE,
de' tre Regni Uniti
di
Portugallo [sic], Brasile, Algarve,
DUCA DI BRAGANZA,
con
la Serenissima Signora

D. CAROLINA GIUSEPPA
LEOPOLDINA
ARCHIDUCHESSA [sic] D'AUSTRIA.
ora
PRINCIPESSA REALE &c &c.

Nel mese di Novembro [sic] 1817. (2)
Rio di Gianeiro.
Per Ordine Reale.


PERSONAGGI,
LI [sic] SIGNORI

GIOVE - João dos Reis
AMORE - Antonio Ciconi
LA FAMA - Giovanni Francesco Fasciotti
LA VIRTÙ - Pasquale Tani
IL GENIO LUSITANO - Antonio Pedro
LA GLORIA - Giuseppe Capranica
IL TEMPO - João Mazziotti
IMENE - Marcello Tani

Tutti virtuosi della Real Capella di S. M. F.
Coro di Piaceri, Seguaci di Amore.
Coro delle Ore, Seguaci del Tempo.

Il luogo dell'azione si figura nelle Vicinanze del Rio di Gianeiro [sic].

La Musica è di Marcos Portugal, Compositore della Camara di S. M. F., Maestro di S. A. SERENISSIMA IL PRINCIPE REALE, LA PRINCIPESSA, E DE' REALI INFANTI.


In Mancanza di Poeta.

La Poesia è pure del suddetto Maestro, il quale confessa, e dichiara, che s'è egli generalmente servito, in moltissime situazioni, dei versi dell'immortale Metastacio (3) [sic], e tutte quelle volte, che gli ha potuto riuscire il trovarli adattabili all'oggetto, e circostanze.


AUGURIO DI FELICITÀ,
o sia
IL TRIONFO D'AMORE.

PARTE PRIMA

La decorazione rappresenta una amenissima Campagna alle sponde del mare, sulle vicinanze di Rio di Gianeiro [sic]. Detta Campagna in parte montuosa. Sol nascente sull'Orizzonte.

  Amore, Fama, La Virtù, la Gloria, e Coro di Piaceri.

Coro.

  Più bella aurora
Più lieto giorno,
Dall'onde fuora
Mai non uscì.
  Mai fur sì chiare
Nel Ciel le stelle,
Ne cheto il mare
Giammai così.

AMORE, E FAMA.

  È pur soave amore,
Chi nol vorrebbe in sen!
È pur felice un core
Sicuro del suo ben!

AMORE.

  Oh giorno di contento!

FAMA.

  Che gioia, che in me sento!

AMORE, E FAMA.

  Amanti, non più pene!
Le amabili Catene,
Fra poco stringerete,
Contenti al fin godrete
Di pace il bel seren.

VIRTÙ.

  Altero il Tempo frema,
Di sdegno venga armato,
Paventi, sì, ne trema,
Confuso, ed agitato,
Lo roderà, lo spero,
La rabbia, ed il velen.
Ormai già la speranza
Dee perder quell'infido
Che in loro la costanza
Si cangi mai nel sen.

CORO.

  A fabbricar sì belle
Amabili Catene,
Tutto s'impiega il Ciel.
Non furon mai le stelle
Più fauste, o più serene,
Non vi fu mai fra quelle
Concordia più fedel.

FAMA.

Lode agli Dei! l'istante alfin è giunto,
Che della terra i voti,
Il Cielo ha secondati!
In questo Lieto giorno annoda Imene
Al Celeste Germoglio
D'ECCELSA GENITRICE, del più giusto
E ancor del mondo adorato Sovrano,
Il GRANDE, L'IMMORTAL GIOVANNI AUGUSTO,
Là dell'Austria la più lucente stella,
La più fulgida, e ancora la più bella.

AMORE.

Oh di mie cure soave, e dolce incanto!

GLORIA.

O quanto mai bramato,
E sospirato giorno!

VIRTÙ.

Oh di felice, e grato! Ma già spunta
In Orizzonte il Sole! Ormai fia tempo,
Che di tante, ch'io sparsi
(Reggendo fin'ora) cure, e sudori,
Frutto al fin ne raccolga.

FAMA.

Amor, non soffre indugi,
Tu l'insegni, tu il sai ... (Ad Amore).

GLORIA.

Andiamo pur, andiamo, è tempo ormai.

AMORE.

È vero, è vero; io lo confesso, amiche;
Agli amanti infelici
Son Secoli i momenti! E sono istanti
I lunghi giorni ai fortunati amanti.

AMORE, E FAMA.

  È pur soave amore,
Chi nol vorrebbe in sen?
È pur felice un core
Sicuro del suo ben!

AMORE.

Ma prima di compir così bell'opra,
Al Tempo é d'uopo, che i passi affrettiamo;
Del fier nostro cimento
L'istante è quasi or ora.

GLORIA.

No, non è giunto no, v'è tempo ancora.

VIRTÙ.

Di frodi, e trame armato,
L'orgoglioso, l'altero venga pure;

FAMA.

Trema l'insano allora,
S'accenda, avvampi, alla vendetta aspiri.

VIRTÙ.

Nodi si cari fabbricati in Ciel
Per man de' Numi, stolto!
Ei franger non potrà.
L'anima lor sarà
Di tante, e di tali virtudi impressa,
Che ammirarli dovrà l'invidia istessa.

AMORE.

Dite, vedesti mai
Di quella una copia così perfetta?
Il dolce incanto, il soave vagheggiare
Come de' lor vezzosi, e amati rai?

FAMA.

No, non si vide, ah non si vide mai.

AMORE.

Di CAROLINA, il minor vanto in lei
È la Stirpe immortal. Tutti a formarla
Gareggiarono i Numi.
Ha di Pallade in mente
Tutto il saper profondo;
Di Diana il dolce riso;
Ha nel core Aretea, Venere in viso.
PIETRO, L'LECCELSO PIETRO, porta in seno
Tutte delle virtù lo stuolo accolto,
E il regio cor se le conosce in volto.

  Farò che il mondo impari
Di lor la fedeltà;
Ah nell'amarvi, o cari,
Oh qual felicità.
  (Che pena oimè! ch'io sento,
Ch'or venga l'incostante
Con pallido sembiante!
Ah che fatalità!)
  Sposi, da voi dipende
Goder la pace in seno,
Io son contento appieno,
Balzando il cor mi stà.

GLORIA.

Fin'or mostraste, oh Dei,
Della STIRPE SUBLIME
Quanto opraste a favore.
Da così gran principj dovrà il mondo
Antiveder de' Lusi, e gli Austri il fato.
Oh Sposi! Ah Genitori!
Oh Suolo avventurato!
Né a contender, né a pugnare, superbo
Il Tempo con me venga,
Ché il suo furor non temo.
È tanto il mio valore,
Sì grande il mio potere,
Che ad onta della sorte, se talora
La Gloria è un pregio sì gradito, che,
Pur, che giunga con quella
Agli occhi degli Eroi la morte è bella.

Coro delle ore seguaci del Tempo. Indi il Tempo. Amore, Fama, Virtù, e la Gloria in disparte, che a suo tempo s'avanzano.

CORO.

  Degli mortali miseri
Tu cangi sol gli eventi!
Gli affanni, ed i contenti
Dipendono da te.

TEMPO.

  Al mio voler possente
Il mondo in van s'oppone;
Che venga alla tenzone
Chi vuol pugnar con me.

CORO DELLE ORE.

  Signor ormai s'appressano ...

TEMPO.

  Io qui gli attendo intrepido.

CORO.

  Audaci già s'avanzano ...

TEMPO.

  Sapranno il mio valor.
Di tutto il mondo intiero
Io tengo sol l'impero,
Diventerò più fiero,
Paventeranno allor.

CORO.

  Per te combatteremo,
Ti seguiremo ognor.

TEMPO.

Ma venite, o superbi,
Conoscete, chi sono
Sommessi ad implorar a me perdono.
Venite, o ch'io sdegnato
Farò con una scossa,
Fin da cardini suoi crollare il Cielo.
Confonderò le Sfere;
Farò del mondo una scomposta mole;
Toglierò il corso agli astri, i raggi al sole.

AMORE.

Che intesi!

GLORIA.

                     Che ascoltai!

FAMA.

Spergiuro!

VIRTÙ.

                     Audace!
Non sai, che fino a tanto
Non giunge il tuo potere?
Lo comprendi, lo vedi.

TEMPO.

Ma giunge più di quel, che tu ne credi.

AMORE.

Baldanzoso! E t'incresce
Che due bell'alme amanti, pura fiamma
Eterno amor conservino?

TEMPO.

Dipende sol dalla mia possanza
De' cuori il cangiamento,
Lo fei veder e cento volte, e cento.

FAMA.

Barbaro! Deh modera
Una volta, quel tuo furore insano;
Io tel consiglio, t'affatichi invano.

TEMPO.

Ardua impresa non è, per chi torreggia
Su degli umani affetti.

VIRTÙ.

Vana lusinga!

TEMPO.

                 Ma forse v'è ignoto
Con quali ordini eterni
L'armonia delle cose io ne governi?
Ed or ...

FAMA.

                   Taci Superbo!

TEMPO.

Saprò ...

AMORE.

               Tronchisi ormai
L'inutile contesa;
Di frangere que' lacci.
Quell'insano tuo orgoglio
Abbattere saprò.
Estinguer non potrai
La pura, e bella fiamma
D'UNA SÌ ILLUSTRE COPIA
Tanto cara agli Dei!
Cedere è d'uopo a noi, folle, che sei!

  Impallidir dovrai,
Perdon mi chiederai
Fra pocchi istanti audace!
Non turberai la pace
D'un puro, e bel candor.

TEMPO.

  Si smorzerà, lo giuro,
Quel foco del suo amor.

VIRTÙ, E GLORIA.

Ma taci alfin spergiuro,
Infame traditor.

FAMA.

Colla sonora tromba
Nel mondo, che rimbomba,
Farò spiegando il volo
Palese in ogni polo
Quell'amoroso ardor.

TEMPO.

Si placherà, lo spero,
Quel vano tuo furor.

AMORE, E GLORIA.

Ma cedi, menzognero
Che oggetto sei d'orror!

VIRTÙ.

Virtù, se non ti muove
Deh vanne, ah fuggi altrove!
O con sereno ciglio
Prendi da me consiglio,
Sarai contento allor.

TEMPO.

  Ti strazzierà il veleno
In seno del rossor.

AMORE.

  Ah mentitor!

TEMPO.

Io fremo!

GLORIA.

  Del mio poter ...

TEMPO.

Non temo.

FAMA, E VIRTÙ.

  E non ti avvedi insano!

TEMPO.

  Ah lo sperate in vano.

AMORE, FAMA, GLORIA, E VIRTÙ.

Affanni miei tiranni
Celatevi nel petto.

TEMPO.

  Vantate un tanto affetto,
Cantate la vittoria,
Non vi fù mai la gloria
Che sia costante un cor.

AMORE, FAMA, GLORIA, E VIRTÙ.

Incerto i sguardi gira,
Confuso, e palpitante
Si sente vacillar!
Ah tema l'incostante,
Cominci a paventar.

TEMPO.

Incerto non poss'io
Trovar in me gli accenti,
Ondeggio pure oh Dio!
Comincio a vacillar.

TEMPO.

Dunque vadasi ...

AMORE.

E dove!

TEMPO.

A combattere.

FAMA.

E ardisci!

TEMPO.

Io voglio ...

GLORIA.

Ma che dici!

VIRTÙ.

Che orgoglio!

TEMPO.

In grembo a Giove...

AMORE, FAMA, VIRTÙ, GLORIA.

Risolvi ... di ... ma poi ...

TEMPO.

Con voi, con voi pugnar.

AMORE, FAMA, VIRTÙ, GLORIA.

Si vada ...

I SUDETTI; CORO DELLE ORE, E CORO DI PIACERI.

Ah Dei! che sento!

TEMPO.

Vi sfido al gran cimento.

AMORE, FAMA, VIRTÙ, LA GLORIA, E TUTTO IL CORO.

Al cimento, al cimento.

AMORE, FAMA, VIRTÙ, E GLORIA.

  Ah sdegni miei soffrite,
Per poco tollerate,
Amanti, sì , sperate
La calma al vostro cor.

TEMPO.

  Ah che di sdegno avampo!
Me stesso non comprendo!
V'attendo si v'attendo,
Vi sfido alla Vittoria,
Ah che di tanta gloria.
Hò già ripieno il cor.

CORO DELLE ORE.

  Ah che il castigo agl'impi
È tempo s'incominci;
Vieni, combatti, e vinci,
Ma pugna con valor.

CORO DI PIACERI.

  Ah sdegni miei soffrite,
Per poco tollerate,
Amanti, sì, sperate.
La calma al vostro cor.

Fine della Parte Prima.



PARTE SECONDA

VIRTÙ.

Non basta, o delle sfere
Saggio moderator, che della cieca
Fortuna esposta all'ire
Sempre sia la virtù, ma il tempo ancor
Nemico ho da soffrir?

AMORE.

Ed io dovrò tacere,
Che usurpi il tempo i doni dell'Amore?

FAMA.

E noi da tanti oltraggi
Vendetta non faremo?

GLORIA.

A me sola aspetta ...

VIRTÙ.

A me lasciate ...

AMORE.

Sarà mia cura ...

FAMA.

Il mio studio sarà ...

In questo sopragiunge il Genio Lusitano dicendo.

GENIO LUSITANO.

Basta, oh Numi, cessate.
Or giunge a voi, né in vano,
L'amico, il forte, il Genio Lusitano.

  Cessi quel vostro affanno!
No, non temer dovete;
In me ritroverete
L'amico, il difensor.

CORO DI PIACERI.

Ma i Sposi.

GENIO.

Avran riposo.

CORO.

E Amore!

AMORE.

                   Vincerà.
Ma voi tacete! E ormai già vi smarrite!
Esultate! gioite!

  Il trasporto, che mi sento
Mi rapisce, mi sorprende!
Ah, che l'alma non l'intende,
Io non reggo in tal momento,
Giubilando il cor mi và.

CORO.

  Per l'eccelso del contento
Giubilando il cor gli và.

GENIO.

Dall'augusto mio seggio, oh Numi invitti,
Indarno a voi non vengo.

AMORE.

Il giubilo, ch'io sento
M'innonda il petto appieno!

FAMA.

Dalla gioia mi balza il cor nel seno!

GLORIA.

Che piacer!

VIRTÙ.

Che contento!

GENIO.

Oh cara patria!

GLORIA.

       Oh Sposi!

AMORE.

                 Oh bel momento!

GENIO.

La cura a me commessa
Di tanti regni, e tanti,
Di popoli si fidi,
Di patria così cara,
La madre degli Eroi,
È cura per me dolce,
Tanto grata, che soave! Ma talora,
(Io ben lo credo) tanto a me non deve
A paragon dei doni che riceve.

AMORE.

Ma come!

FAMA.

Fia possibile!

VIRTÙ.

Ma spiega ...

GENIO.

A popoli si fidi,
A patria così cara,
Pur il Ciel donò il giusto, men severo,
Ma il più degno Sovran!

TUTTI I SUDETTI E CORO DI PIACERI.

È vero, è vero.

GENIO.

DEL REGNANTE GIOVANNI
Delizia degli Dei,
Dono del Ciel gradito,
Si vedan l'opre, i fatti;
Si osservi e premi, e pene
Con qual maturo seno egli divida;
Chiedasi a sudditi regni,
Quanto è dolce il suo freno; alfin si chieda
A tutto il mondo intiero,
Dalla sua man pacifica, o guerriera,
Quanto ebbe, quando gode, e quanto spera.

FAMA.

Quanta s'appresta, e quanta
Materia a labbri miei!

VIRTÙ.

                                    Quanto al mio regno
Sicura sede!

GLORIA.

                       E quale
Nascer nuovo di cose ordine io veggo!

AMORE.

Ma opportuno giungesti. Il tempo edace
Superbo, e minaccioso tenta ormai ...

GENIO.

Abbastanza mi è noto
Il nero suo disegno so ch'ei vuole
L'incostanza inspirare fra gli Augusti
E fidi amanti.

GLORIA.

Lo cerca ...

VIRTÙ.

Lo tenta ...

AMORE.

L'infido ...

VIRTÙ.

L'incostante ...

GENIO.

E che perciò!

AMORE.

Il suo valor è grande ...

GLORIA.

È grande il suo potere ...

AMORE.

Con dolce inganni ei vuole ...

VIRTÙ.

Pretende l'inumano ...

FAMA.

Ma lo pretende invano.
Ma che! E sarà vero, che un tal rivale
V'ingombri di terrore?
Si vanterà fastoso,
Che rechi a noi spavento?
Ma forse ... Io non vacillo; ardo di sdegno,
Di bella gloria avvamparmi già sento.
Lontan da noi sparisca
Atra nube di caligine oscura!...
In questo lieto giorno
Non vi regni altra cura,
Che del core la gioia,
Che ragionar d'amore.
Speranza non gli resti.
Tanto amor, tanta fé, tanta costanza
Lui stesso ammirerà.
Nostro sarà il trionfo,
È vano il dubitarne.
Lungi, lungi da noi l'orribil ombra
Di presagio funesto!
Vada, e s'involi ogni pensier molesto!

  Senti il Zefiro, che spira ... (ad Amore)
Odi l'aura, che si desta ... (alla Fama)
Ah, che l'alma non delira ...
Mormorando quello, e questa
Van di por [sic] la fedeltà.

Bell'Alme al Ciel dilette, respirate;
Alfin è tempo ormai:

Già palpitaste assai,
E il vostro cor lo sa!
Con si bei NOMI in fronte,
Superba andrò veloce,
Col suono di mia voce,
Della mia tromba il grido,
Spargendo in ogni lido
La sua felicità.

VIRTÙ.

Ah si, che del trionfo siam sicuri,
Non v'è da dubitare.

GENIO.

Gran torto a noi farebbe il vacillare.
Sì, sì, è vero. Ma pria di tal contesa
Saggio consiglio or fia
Il gran Giove invocare ...

AMORE.

Al Tempio, al Tempio andiamo.

DETTO, FAMA, GLORIA, E VIRTÙ.

Invochiamolo dunque,

TUTTI I SUDETTI, E CORO DI PIACERI.

Invochiamolo.

VIRTÙ.

Imploro la giustizia ...

FAMA.

Difendo la ragione ...

AMORE.

I doni miei rammento ...

GLORIA.

Io bramo sol vendetta ...

GENIO.

Proteggo chi m'aspetta.
Ma se d'un tal incarco
Il nume mi fe' degno,
Di patria così cara,
Di un popolo si fido, e a me commesso,
Il padre degli Eroi miri in me stesso.

Odesi da lontano un suono d'armonia, il quale avvicinandosi, si sentirà gradualmente sempre più intelligibile, e forte.

GENIO.

Ma quale d'intorno, lieta, e festiva,
Qual armonia s'ascolta!
Ah qual suono!.. son' io desto!.. ma sogno?..
O pur vaneggio?

AMORE.

                              Un suon mi sembra questo,
Che s'avvicina a noi!

FAMA.

Oh ch'io m'inganno ... O parmi che di Giove ...
Che risolvo? che farò? vado ... o resto ...
Ma taccio? O pur favello?

Trasformasi la Scena nella gran reggia di Giove, che assiso nel suo Trono, starà appresso lui, Apolo, Venere, Imene, ed altri genj seguaci di piaceri.

Detti, indi il Tempo.

GIOVE.

Ah non t'inganni no; sì, ch'io son quello.

  Ecco a voi, sì, Giove istesso,
Non armato di furor.
Questo giorno fu concesso
Per la gloria, per l'amor.

CORO DI PIACERI.

Ah qual vista! oh qual portento!
Qual piacer! Felice evento!
Il gran Giove è desso, è desso,
Che del mondo, è il domator.

GIOVE.

Questo giorno fu concesso
Per la gloria, per l'amor.

La dolce consorte
Al Cielo gradita
Del Sposo la vita
La Speme sarà.

CORO.

Deh gran Giove ...

GIOVE.

                             Che volete?

CORO.

Fier vendetta!

GIOVE.

Suspendetta ...

CORO.

Contro il Tempo audace, ed empio!

GIOVE.

Tollerate! E nol sapete?

CORO.

Ma il castigo sia d'esempio!...

GIOVE.

In quest'oggi?

CORO.

Sì, in quest'oggi.

GIOVE.

In tal di! non è permesso
Questo giorno fu concesso,
Per la gloria, per l'amor.

                    In momento
                    Sì felice,
                    Ah sdegnarmi
                    Non mi lice;
                    Regni amore
                    Regni pace,
                    Deh risplenda
                    Già la face;
                    La mia gioia
                    Non ascondo,
                    Si festeggi,
                    Esulti il mondo;
               Imeneo così giocondo
               Non si vide mai fin'or.

CORO.

Le tue leggi rispettiamo
Imploriamo il tuo favor.

GIOVE.

Non più, Numi, non più:
Tutto alfine mi è noto;
So qual ragion vi muove
D'innanzi al Trono a comparir di Giove.

TEMPO.

Ah sommo Dio, moderator del mondo,
Deh ti piaccia ascoltar. L'usato giro,
In cui distruggo, e riproduco il tutto
Si pretende arrestar! ...

GENIO.

No, non è vero.

IMENE.

Innanzi del gran Giove
Tant'osi, e tanto ardisci?
Vanne, t'invola; o sei stolto, o mentisci.

TEMPO.

(Sono ingrati anchi i Numi!)

FAMA.

Insolente!

GENIO.

Superbo!

GLORIA.

Sciagurato!

AMORE.

Fuggi!

VIRTÙ.

Insano!

TEMPO.

                                     E volete
Menzognieri? ...

GIOVE.

                        Tacete.
Così dunque di Giove
Hai compresso il volere?
Oggi, in quel giorno istesso
Che agli Sacri sponsali
Di PIETRO, E CAROLINA
S'orna tutta la terra
Di letizia, e piacere,
Vuoi tu Solo, o superbo,
Comparirmi d'innanzi
E colpevole, e reo? Ma s'io potessi
Sdegnarmi in questo giorno,
Non mi verresti impunemente intorno.

AMORE, FAMA, GLORIA, VIRTÙ, IMENE, GENIO LUSITANO .

Ah che gran colpo orribile
Nel seno gli piombò!
Cessati son gli affanni,
La calma ritornò.

GIOVE.

Dell'ira mia terribile
Il colpo non provò!
Ma cessano gli affanni,
Che Giove il decretò.

TEMPO.

Mi strazia un rio veleno
E il seno mi squarciò!

CORO DI PIACERI, E DELLE ORE.

Già smania, già delira
L'ira frenar non può.

TEMPO.

(Quale alle mi ragioni
Nuove insidia si tesse?
Questa ingrata mercede
Dunque o Giove mi rendi! Eppur sì spesso
L'opra mia ti giovò! Ma disprezzando,
E ...

GIOVE.

                Taci, io tel comando.

TEMPO.

(Quando sì chiaro e preciso è il volere,
Che di Giove ne viene,
Piegar la fronte, ed ubbidir conviene.)

IMENE.

Giunse dunque una volta il dì felice,
Di cui tanto nel Cielo
Si ragionò!

VIRTÙ.

                   Sarà pur fra mortali
Questo candido giorno
A dì futuri si celebre, e sacro!

IMENE.

Popoli avventurosi
A qual tempo serbati!

VIRTÙ.

Qual Sposo! qual consorte!

IMENE.

Oh lieto giorno! oh sorte!

VIRTÙ, ED IMENE.

  Tanta felicità
Un'alma non provò;
Ah! reggerà non sà,
Resistere non può,
Quando vicino stà,
L'istante, che bramò!

GENIO.

Ma come! tu non parli!
Impallidisci, avvampi,
E immobile ne resti?

FAMA.

Ma spiega ...

AMORE.

                    Deh parla ...

GLORIA.

Ne sei convinto?

TEMPO.

Da merito si grande
È gloria l'esser vinto.

GIOVE.

Abbastanza fin'ora, o delle stelle
Felici abitatori, parlaste ormai;
È tempo d'ascoltar, diceste assai.
Ecco il bramato istante,
In cui stringe si deve il vostro, o sposi,
Si Sacro e dolce laccio:
Da questo in Ciel formato
Nodo, che stringerà la copia eletta,
La sua felicità la terra aspetta.
Di PIETRO, E CAROLINA
Rampolli eccelsi d'invitti regnanti;
Vedran vedran ne' Secoli remoti
I più tardi Nepoti
Rinovar questo dì:
Ed in queste, o pur altre
Felici Sponde, allora
Eterneran la bella età dell'oro
De figli i figli e chi verrà da loro.

AMORE, FAMA, GLORIA, VIRTÙ, IMENE, GENIO LUSITANO, GIOVE E CORO DI PIACERI.

  Per voi s'avvezzi amore,
Eccelsa copia altera,
Coi mirti di Citera
Gli allori ad intrecciar
Ed il fecondo ardore
Di fiamma così belle,
Farà di nuove stelle
Quest'aria scintillar.

TEMPO, E CORO DELLE ORE.

  Perdono a voi ne chiedo,
Eccelsa Copia altera,
I mirti di Citera
Dovrete conservar.
Ed il fecondo ardore
Di fiamme così belle,
Farà di nuove stelle
Quest'aria scintillar.


Il fine della Serenata.


LICENZA,
O SIA
ELOGIO.

______________

GRANDI, E POPOLO DELL'IMPERO LUSITANO.

______________

Uno dei Grandi.

Il giubilo festivo
Di questo giorno, sol non si restringe
A festeggiar si fausto
E dolce imeneo: ma Signore a Te,
E all'AUGUSTA CONSORTE
Di questa gioia si consacra pure
Una parte, (che non è la minore),
Ma forse la maggiore.
Al tenero cor di padre, se mai
Un dolce premio è de' figli l'amore,
ECCELSO MONARCA ma GIUSTO, e PIO,
Permette, che per loro
Celebrar io possa, in parte almeno,
Le virtù, che ognun sa, Tu chiude in seno.
Ma incanto! Ove m'innoltro, e ormai che dico!
Forse è minor delitto
Tacere i pregi tuoi, che dirne poco.
Il Ciel unisce insieme
In GIOVANNI L'AUGUSTO, tante, e tante
Virtù sì pellegrine, avviva in noi
Tante Speranze, e tanti voti appaga,
Che la voce sospesa
Gela su labbro al cominciar l'impresa.
Ma nel silenzio ancora
V'è, chi parla per me. Vedete intorno
Come sul volto a tutti
È atteggiato il contento,
Il rispetto, l'amore!
A quel silenzio io cedo.
L'onor dell'opra. Un tal silenzio esprime
Tutti i noti del cor limpide, e vivi,
E facondia non v'è, che a tanto arrivi.

L'istesso Grande.

Dir, che per noi v'accende
D'Amor un dolce foco,
SOVRANO AUGUSTO è poco
Per farti un degno onor.

Coro del popolo Lusitano, e tutti i Grandi.

SOVRANO AUGUSTO è poco
Per farti un degno onor.

Un altro Grande.

Dir che hai d'ogni virtude
Lo stuol in seno accolto,
SOVRANO AUGUSTO è molto,
Ma non è tutto ancor.

Coro come sopra.

SOVRANO AUGUSTO è molto,
Ma non è tutto ancor.

Un'altro diverso Grande.

Alfin qual gloria in una
Tutte le glorie aduna!
DEL REGNATOR DEL MONDO
Tu regnerai nel cor.

Coro di tutti.

DEL REGNATOR DEL MONDO
Tu regnerai nel cor.

Il fine.


NOTAS

(1) Esta edição baseia-se no exemplar do libreto da  Biblioteca do Conservatório de Santa Cecília, Roma, Coleção Carvalhaes. Uniformizamos e modernizamos a ortografia e também corrigimos alguns erros evidentes de impressão. Edição em HTML de  Paulo Mugayar Kühl . Projeto financiado pela FAPESP.

(2) A obra foi apresentada em 07 de novembro de 1817, na Quinta da Boa Vista, como parte das comemorações da chegada de D. Leopoldina ao Rio de Janeiro. Segundo o Padre Perereca: " Na noite deste dia deu Sua Majestade, em aplauso do feliz consórcio de Suas Altezas Reais, uma magnífica serenata na sua Real Quinta da Boa Vista, para cuja função foram convidados o corpo diplomático, e os grandes do Reino. [...] começou a grande serenata na casa da audiência com uma sinfonia muito melodiosa, composta por Inácio de Freitas, músico da Real Câmara; depois o sereníssimo senhor Príncipe Real cantou uma ária, e as sereníssimas senhoras princesa D. Maria Teresa, e infanta D. Isabel Maria cantaram outras. Dadas por Suas Altezas estas reais demonstrações de júbilo, seguiu-se a execução do drama intitulado Augurio de [sic] Felicità, arranjado pelo célebre Marcos Portugal, compositor da excelente música, que foi perfeitamente desempenhada pelos músicos da Real Câmara; e terminou esta real função com um elogio também em italiano, recitado por um dos melhores músicos de Sua Majestade". Santos, Luiz Gonçalves (Padre Perereca), Memórias para servir à História do Reino do Brasil, Belo Horizonte, Itatiaia, São Paulo, EDUSP, 1981, t. II, p. 138. A Gazeta do Rio de Janeiro de 12/11/1817 informa que o elogio foi executado em italiano por "um dos mais insignes músicos da Real Câmara".

(3)  Augurio di Felicità é um texto de Metastasio, originalmente apresentado em 1749, com música de Reutter (1708-1772), no Palácio Scönbrunn. Trata-se de uma pequena cantata a 3 vozes, cantadas pelas arquiduquesas Mariana, Maria Cristina e Maria Isabel. Para uma versão eletrônica do libreto, clique aqui . Para uma análise dessa obra, cf. Joly, J., Les fêtes théâtrales de Métastase à la cour de Vienne (1731-1767), Faculté des Lettres et Sciences humaines de l'Université de Clermont-Ferrand II, 1978, pp. 255-258.
    Marcos Portugal apropriou-se do título da obra do poeta cesáreo e de outros textos seus para escrever o libreto aqui transcrito. Além do título, não existe nada em comum com a obra original de Metastasio. Existe uma cantata com o texto de Metastasio, de autoria de Luigi Antonio Calegari, apresentada em Veneza em 1827.

 
  11-Dec-2002