PER LE FAUSTISSIME NOZZE (1)

DI SUA ALTEZZA REALE

D. PIETRO D'ALCANTARA

PRINCIPE REAL DEL REGNO UNITO
DEL PORTOGALLO, BRASILE, ED ALGARVE

CON SUA ALTEZZA IMPERIALE E REALE

LEOPOLDINA CAROLINA
GIUSEPPINA

ARCIDUCHESSA D'AUSTRIA

CANTATA A QUATTRO VOCI

DA ESEGUIRSI NEL PALAZZO DEL COMMENDATOR
G. E. PINTO MINISTRO PLENIPOTENZIARIO
DI S. M. FEDELISSIMA
PRESSO LA SANTA SEDE.

ROMA
MDCCCXVII
NELLA STAMPERIA DE ROMANIS
Con Licenza de' Superiori.


INTERLOCUTORI

GIOVE.
MARTE.
MINERVA.
IMENEO.
CORO DI GENII seguaci d'Imeneo.

L'azione segue nella Reggia d'Imeneo.


All'aprirsi della scena si vede all'incontro la Reggia d'Imeneo. Vaghi festoni di fiori, e di fronde, che n'adornano l'archittetura dimostrano lo straordinario ornamento d'un dì solenne. I Genj d'Imeneo divisi in due Cori si avvanzano.

1º Coro.

  Se spunta in Ciel l'aurora
Sì lucida, e sì bella,
Apportatrice ancora
Sarà d'un lieto dì.

2º Coro.

  Se Imene in nouvi modi
Vuol la sua Reggia adorna,
Chi sa quali aurei nodi
In questo giorno ordì.

1º Coro.

  Ei volle più vivace
Lo splendor della face.

2º Coro.

  Di porporine rose
Due serti egli compose.

A Due.

Quando da noi partì.

1º Coro.

Ma chi s'avvanza?

2º Coro.

Minerva non vedi?

1º Coro.

Là chi s'appressa?

2º Coro.

Non vedi Gradivo?

A Due.

  E di gioja, di pace le sedi
Palla amica de studj severi,
Marte autore de' sdegni più fieri,
Perchè, vengon stranieri a turbar?

MARTE.

Minerva, in questa Reggia,
Chi supporti potea?


PALLADE.

                                     Non è, Gradivo,
Della tua meraviglia
La mia minore. Il giubilo ed il riso
Mal si confanno alle tue voglie.

MARTE.

                               Un cenno
Quì mi chiama di Giove.

PALLADE.

                                           E Giove stesso
Vuol ch'io quì sia. Del Lusitano Impero
All'invitta costanza un premio uguale
Ei quì promette.

MARTE.

                            E dell'Austriache imprese
Quì a me promette il guiderdon.

PALLADE.

                                                        Ma sommi
L'uno, e l'altro esser denno. Ah ti rammenta
Quai furo i loro affanni
Quante le lor sciagure!
S'avvanzava il nemico, il Prence, il Padre
Si dividea dai sudditi, dai figlj,
E la Città d'Ulisse il mesto sguardo
O a chi parte rivolga
O rivolga a chi viene
Nuovi argomenti avea d'acerbe pene.

  Quando il popolo fedele
Partir vide il Prence amato
Di singulti, e di querele
Suonò il lido, il mar suonò.

  Ma l'eccesso del dolore
Destò poi quel giusto sdegno;
Che l'altero vincitore
Valoroso discacciò.

MARTE.

E ti rammenti, o Dea; quando indeciso
Del mondo era il destino;
Quando ruine, e stragi
Minnacciava d'intorno oste nemica;
Quando a prezzo di sangue
Comprar la pace si doveva; a parte
De' comuni perigli
Dell'Austria prode i figli
Allor vennero a volo,
E il vincere, e il pugnar fu un punto solo.

  Della tromba mia guerriera
Quando udissi il fiero suono
Ogni forte intorno al Trono
Offrì il petto, il brando offrì.

  Ai vessilli, ed alle schiere
Si riuniro ebbri di gloria,
Ed il varco alla vittoria
Fra i nemici il ferro aprì.

PALLADE.

Pur di sì belle imprese
S'attende il premio.

MARTE.

                                E quante volte Giove
Ne ripetè promessa!

PALLADE.

                                  Oggi compirla
Egli quì decretò; ma osserva, Imene
Ebbro di gioja alla sua Reggia viene.


Comparisce Imeneo seguito da Schiera di Genj, i due Cori de' suoi seguaci si avvanzano incontro a lui.

IMENEO.

  Di bella gloria adorno,
Riedo, o compagni, a voi,
Nuovi, ed augusti Eroi
Sudditi miei son già.

1º Coro.

  Ma dove è mai la rosa.
Pria del tuo crin decoro?

IMENEO.

  D'una vezzosa sposa
Orna le chiome d'oro.

2º Coro.

  Ma dove è mai la face,
Che nella destra porti?

IMENEO.

  Risplende più vivace
Al talamo dei forti.
  Marte, Minerva, ah! quale
Al mio contento eguale
Per la mia grande impresa
Voi proverete ancor.


Al suono di strepitosa Sinfonia si vede scendere Giove dal Cielo.

  Ma già veggo Giove scendere
Dal celeste eterno trono,
Ma già veggo il lampo splendere,
Mormorar già sento il tuono
Dell'Olimpo ecco il gran Re.

GIOVE.

L'opra Imene, compisti?

IMENE.

                           O Gran Tonante
E dubitar ne puoi?

GIOVE.

                               Marte, Minerva
Leggo i vostri pensieri, il cor vi turba
Che il suol Germano, il Lusitano suolo
Di sì grave disastri
Lunga stagion fosser bersablio. Ingiusto
Voi chiamaste il destino, e non sapete
Che conduce i mortali
Spesso al bene maggior la via dei mali?

  Di rea fortuna i danni
Soffre virtude oppressa:
Ma un premio negli affanni
Della sventura stessa
A lei prepara il Ciel.

  Par che il naviglio affondi
Dalle tempeste assorto,
Ma i venti furibondi
Fan che rivegga il porto
Rotto alle nubi il vel.

PALLADE.

Ma quando in riva al Tago

MARTE.

Ma quando all'Istro in riva

A DUE.

Premio la fede, ed il valore avranno?

GIOVE.

Pago è il vostro desir, Numi, già l'hanno.
Il magnanimo PIETRO alla vezzosa
Figlia del gran FRANCESCO
Oggi congiunge Imene; un nuovo laccio
Torna a stringer gl'antichi; Il Tato, e l'Istro
L'onde altre volte unite
Tributarono al mar.

MARTE.

                                 Rammento ancora
Quando al mio FEDERICO
Della bella LEONORA
Fu congiunta la destra. (2)

PALLADE.

                                        Ancora rammento
Quel fortunato istante, in cui GIOVANNI
Il Lusitano soglio
Con Marianna divise, il prode, e il saggio
GIUSEPPE invitto di quell'aureo nodo
Fu nobil frutto. (3)

GIOVE.

                          E qual maggior mercede
Dopo tante sventure all'Istro, al Tago
Accordare io potea?
Quanti per questo
Fortunato Imeneo novelli fasti
Di gloriose imprese
S'accresceranno all'uno, all'altro Impero.
Or del destino arcano
Gli avvolge ancora il tenebroso velo
Ma un dì si squarcierà; si torni al Cielo.

  Ritorniamo Amici Numi
All'eterea nostra sede
Imeneo già ci precede
Colla gioja, e col piacer.

PALLADE.

  Vieni o Marte, eterna, Imene
Amistà stringe fra noi.

MARTE.

  Fur compagni nelle pene
I miei figli, ai figli tuoi.

A DUE.

  Sian compagni nel gioir.

IMENE.

  E la pace degli Eroi,
Ch'oggi unir le mie catene,

A TRE.

  Mai non turbi ostile ardir.

TUTTI I CORI.

  Oh! bel giorno avventurato
Che con dolci nodi amici
Fai due popoli felici
Quanta gloria il Ciel ti da!


NOTAS

(1) Esta edição baseia-se no exemplar do libreto da  Biblioteca do Conservatório de Santa Cecília, Roma, Coleção Carvalhaes. Edição em HTML de  Paulo Mugayar Kühl. Projeto financiado pela FAPESP.

(2) Donna Leonora figlia di D. Duarte Re di Portogallo fu maritata all'Imperadore [sic] Federigo III. L'incontro di questi due augusti Sposi seguì in Siena, e fuori di porta Camollia esiste l'iscrizione antica, che ne fa testimonianza. (Nota do Autor)

(3) D. Giovanni V Re di Portogallo si unì in matrimonio con Donna Marianna d'Austria figlia dell'Imperadore [sic] Leopoldo I. Nacque da questa unione D. Giuseppe I, uno dei più grandi Sovrani, che abbia occupato il Trono di Portogallo. (Nota do Autor)

 
  11-Dec-2002